Care tutte,
oggi vorrei parlarvi di un segnale dell’invecchiamento al quale prestiamo poca attenzione: la forza delle nostre mani.
Ce ne accorgiamo magari quando non riusciamo più ad aprire un barattolo, quando una bottiglia sembra chiusa troppo forte oppure quando una pentola piena ci appare più pesante del solito.
La prima cosa che pensiamo è: “Sto perdendo forza nelle mani”.
In realtà, quella presa diventata più debole potrebbe raccontare qualcosa che riguarda non soltanto le mani, ma tutto il nostro organismo.
La forza con cui afferriamo un oggetto dipende certamente dai muscoli della mano e dell’avambraccio, ma anche dallo stato generale della nostra muscolatura, dal sistema nervoso, dall’alimentazione, dal movimento che facciamo e dagli eventuali periodi di malattia o inattività.
Per questo, durante alcune valutazioni mediche, la forza della mano viene misurata con uno strumento chiamato dinamometro.
Si stringe una maniglia e lo strumento indica la forza esercitata.
Secondo i parametri europei utilizzati per valutare la sarcopenia, si considera indicativamente bassa una forza inferiore a 16 chili nella donna e a 27 chili nell’uomo.
Non prendete però questi numeri come una diagnosi.
Il risultato può cambiare in base all’età, alla corporatura, alla mano dominante e alla presenza di artrosi, dolore, tendiniti o problemi neurologici. Inoltre, una presa debole da sola non basta per dire che una persona soffra di sarcopenia.
È soltanto un segnale, ma è un segnale interessante.
Gli studi hanno infatti osservato che una minore forza della presa si accompagna più spesso a una maggiore fragilità, a difficoltà nei movimenti e a una progressiva perdita di autonomia.
Questo non significa che chi non riesce ad aprire un barattolo sia destinato ad ammalarsi. Sarebbe un modo scorretto e allarmistico di interpretare il dato.
Pensiamo piuttosto alla forza della mano come a una piccola spia: non ci dice quale sia il problema, ma può suggerirci di prestare maggiore attenzione alla nostra efficienza fisica.
Possiamo iniziare semplicemente osservando i gesti quotidiani.
Gli oggetti ci cadono più spesso? Facciamo fatica a girare una chiave? Strizzare un panno è diventato difficile? Le borse della spesa ci sembrano improvvisamente molto più pesanti? Dopo una malattia impieghiamo parecchio tempo a recuperare la forza di prima?
Se il cambiamento è evidente o continua a peggiorare, vale la pena parlarne con il medico.
Talvolta dietro una debolezza muscolare possono esserci sedentarietà e perdita di massa muscolare, ma anche un’alimentazione insufficiente, una carenza, un disturbo articolare o altre condizioni che meritano di essere valutate.
La buona notizia è che la forza può essere allenata anche quando non siamo più giovani.
Camminare fa molto bene, ma per conservare i muscoli può essere utile aggiungere, secondo le proprie possibilità, qualche esercizio con piccoli pesi o fasce elastiche. Anche stringere una pallina morbida può aiutare la presa, purché non provochi dolore.
Non concentriamoci però soltanto sulle mani: per conservare davvero l’autonomia dobbiamo allenare anche braccia, schiena, gambe ed equilibrio. E naturalmente i muscoli hanno bisogno di essere nutriti, con un apporto adeguato di proteine distribuito durante la giornata.
Noi parliamo spesso di rughe, macchie e rilassamento cutaneo perché la pelle rende visibile il passare del tempo. Ma c’è anche un invecchiamento meno visibile, quello della forza, che merita la stessa attenzione.
In fondo, invecchiare bene significa anche continuare ad aprire una porta, sollevare una borsa, cucinare, vestirsi e compiere senza aiuto i piccoli gesti della giornata.
La forza non serve soltanto ad avere muscoli: serve a conservare la nostra indipendenza.
E voi, negli ultimi anni, avete notato qualche cambiamento nella forza delle vostre mani?
