Care tutte,
avete notato che con il passare degli anni il caldo sembra diventare più pesante?

Ci sentiamo più facilmente stanche, dormiamo peggio, le gambe diventano pesanti e basta una giornata afosa per lasciarci senza energie.

Non è soltanto una questione di insofferenza o di abitudine. Con l’età cambiano realmente alcuni meccanismi con cui il nostro organismo mantiene stabile la temperatura.

Il nostro corpo è un piccolo condizionatore naturale

Quando fa molto caldo, l’organismo cerca di disperdere il calore soprattutto in due modi.

Aumenta il flusso di sangue verso la pelle, così da portare il calore dal centro del corpo verso l’esterno, e produce sudore, che evaporando sottrae calore alla superficie cutanea.

Con l’avanzare dell’età, però, queste risposte possono diventare meno rapide ed efficienti: la sudorazione può iniziare più tardi o essere meno abbondante e la circolazione cutanea può adattarsi con maggiore difficoltà. A rigurdo anche L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda infatti che le persone anziane hanno una capacità ridotta di sudare e di regolare la temperatura corporea.

Questo significa che possiamo accumulare calore senza rendercene subito conto.

Anche la sete può arrivare in ritardo

Un altro cambiamento importante riguarda la percezione della sete.

Con l’età, lo stimolo della sete può diventare meno evidente: possiamo aver già perso una certa quantità di liquidi senza sentire un vero bisogno di bere. Inoltre, i reni possono avere più difficoltà a conservare acqua e sali minerali.

Per questo aspettare di avere sete non è sempre una buona strategia.

È preferibile bere regolarmente durante la giornata, a piccoli intervalli, senza concentrare grandi quantità d’acqua tutte insieme. Chi soffre di insufficienza cardiaca o renale, però, deve seguire le indicazioni del proprio medico sulla quantità di liquidi consentita.

Il cuore deve lavorare di più

Per disperdere il calore, il corpo sposta una maggiore quantità di sangue verso la pelle. Contemporaneamente, con la sudorazione, diminuisce il volume dei liquidi circolanti.

Il sistema cardiovascolare deve quindi compiere un lavoro supplementare. Per una persona giovane e sana questo adattamento è generalmente ben tollerato; dopo una certa età, soprattutto in presenza di pressione bassa, problemi cardiaci, diabete o disturbi circolatori, può comparire più facilmente debolezza, affanno, capogiro o sensazione di svenimento.

Il caldo può infatti aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche già presenti.

Anche i farmaci possono influire

Alcuni medicinali possono aumentare la vulnerabilità al caldo perché favoriscono la perdita di liquidi, abbassano la pressione, modificano la sudorazione oppure interferiscono con la percezione della sete e della temperatura.

Tra questi possono rientrare, a seconda del caso, diuretici, antipertensivi, alcuni farmaci cardiologici, sedativi, antidepressivi e altri medicinali che agiscono sul sistema nervoso.

Questo non significa che vadano sospesi o modificati autonomamente. All’inizio dell’estate può essere utile chiedere al medico se la terapia richieda particolari precauzioni durante le giornate molto calde.

Non sudare molto non significa sopportare bene il caldo

Questo è forse il punto meno conosciuto.

Tendiamo a pensare che chi suda molto soffra maggiormente il caldo. In realtà il sudore, se riesce a evaporare, è uno dei principali sistemi di raffreddamento del corpo.

Una persona matura che suda poco può sembrare asciutta e tranquilla, ma potrebbe avere maggiori difficoltà a disperdere il calore. Non dobbiamo quindi giudicare il rischio soltanto dalla quantità di sudore.

Quando l’aria è molto umida, inoltre, anche una sudorazione abbondante raffredda meno, perché il sudore evapora con maggiore difficoltà. Ecco perché il caldo umido viene spesso percepito come particolarmente opprimente.

Come possiamo aiutarci concretamente?

Non basta ripetere genericamente “bisogna bere di più”. Dobbiamo cercare di impedire al corpo di accumulare troppo calore.

Nelle giornate più difficili è utile bere regolarmente, consumare pasti leggeri e ricchi di acqua, evitare alcolici, limitare gli sforzi nelle ore centrali e preferire abiti ampi e traspiranti.

La casa va ombreggiata prima che il sole riscaldi le stanze: tende, persiane e tapparelle possono essere chiuse nelle ore più esposte, mentre si può arieggiare durante la notte e al mattino presto.

Ventilatore e condizionatore non sono nemici della salute se utilizzati con buon senso. Il ventilatore aiuta l’evaporazione del sudore, mentre il condizionatore riduce realmente temperatura e umidità. Non è necessario trasformare la casa in una cella frigorifera: è sufficiente creare un ambiente nel quale l’organismo non sia costretto a combattere continuamente contro il caldo.

Docce fresche, non gelate, oppure panni umidi su viso, collo, polsi e braccia possono offrire sollievo. È importante anche controllare le persone che vivono sole, perché a volte la confusione provocata dal caldo impedisce di riconoscere la situazione.

I segnali da non ignorare

Mal di testa, nausea, crampi, debolezza insolita, capogiri, battito accelerato e forte sonnolenza possono indicare che il corpo sta facendo fatica.

Confusione mentale, difficoltà nel parlare o nel camminare, svenimento, pelle molto calda e alterazione dello stato di coscienza richiedono invece assistenza sanitaria urgente: il colpo di calore è un’emergenza medica.

Non siamo diventate più lamentose

Se con il passare degli anni sentiamo di sopportare meno il caldo, non stiamo necessariamente diventando più fragili o meno pazienti.

Il nostro organismo continua a difenderci, ma dispone di una capacità di adattamento un po’ più limitata. La risposta non è resistere fino allo sfinimento: è intervenire prima che arrivino sete intensa, debolezza e malessere.

Con l’età dobbiamo imparare ad ascoltare i segnali più piccoli, perché il caldo non sempre avvisa in modo evidente.


E voi avete notato di sopportare meno il caldo rispetto a qualche anno fa? Sudate di più oppure, al contrario, vi sembra di sudare meno?

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