Per molti anni abbiamo considerato alcuni dei cambiamenti legati all’invecchiamento come un processo a senso unico: una volta danneggiato il collagene, non restava che cercare di rallentare il danno successivo.

Oggi la ricerca scientifica sta esplorando una possibilità molto interessante: alcune modificazioni delle proteine provocate dalla glicazione potrebbero non essere necessariamente irreversibili.

Siamo ancora nel campo della ricerca sperimentale e non esistono oggi trattamenti capaci di “ringiovanire” la pelle eliminando gli AGE già formati.

Ma la strada che si sta aprendo è affascinante perché cambia, almeno in parte, il modo in cui possiamo immaginare il futuro della ricerca sull’invecchiamento.

Che cos’è la glicazione?

La glicazione è una reazione chimica spontanea attraverso la quale alcuni zuccheri presenti nel nostro organismo reagiscono con proteine, lipidi e altre molecole.

Nel tempo queste reazioni possono portare alla formazione dei cosiddetti AGE, dall’inglese Advanced Glycation End Products, cioè prodotti finali della glicazione avanzata.

Proviamo a immaginare il collagene e l’elastina della nostra pelle come gli elastici di un materasso nuovo.

Quando sono integri contribuiscono a mantenere il tessuto resistente, elastico e ben organizzato.

Con il passare degli anni, però, gli zuccheri possono modificare progressivamente queste proteine favorendo la formazione degli AGE.

È un po’ come se quegli elastici venissero lentamente “caramellati”: diventano più rigidi, meno elastici e funzionano sempre peggio.

Cosa succede al collagene con la glicazione?

Il collagene è particolarmente interessante quando parliamo di glicazione perché è una proteina relativamente longeva: alcune sue strutture possono rimanere nei tessuti per molto tempo.

Questo significa anche più tempo a disposizione perché si accumulino modificazioni molecolari.

Gli AGE possono contribuire alla formazione di legami e alterazioni che modificano le proprietà della matrice extracellulare, rendendola progressivamente più rigida.

Sulla pelle questo complesso di fenomeni può contribuire a:

  • perdita di elasticità;
  • maggiore rigidità del tessuto;
  • rughe progressivamente più evidenti;
  • perdita di luminosità;
  • peggioramento delle proprietà meccaniche del collagene.

Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire l’invecchiamento della pelle soltanto alla glicazione.

Glicazione, stress ossidativo, infiammazione, esposizione ai raggi UV, modificazioni ormonali e riduzione dei normali processi di rinnovamento agiscono insieme e si influenzano reciprocamente.

L’invecchiamento è il risultato della loro somma nel corso degli anni.

Gli AGE non riguardano soltanto la pelle

La glicazione non interessa soltanto il nostro viso.

È un fenomeno che coinvolge l’intero organismo.

Le modificazioni associate agli AGE sono studiate in numerosi tessuti e possono interessare strutture come arterie, tendini e cristallino dell’occhio.

La pelle, però, ha una particolarità: è l’organo sul quale alcuni cambiamenti dell’età diventano immediatamente visibili.

Una ruga, una perdita di elasticità o una diversa consistenza della pelle possono quindi essere la manifestazione esterna di processi biologici molto più complessi.

La novità: e se provassimo a rimuovere il danno?

Ed eccoci alla parte più interessante.

Per molto tempo la ricerca sulla glicazione si è concentrata soprattutto su una domanda:

Come possiamo impedire o rallentare la formazione degli AGE?

Oggi alcuni ricercatori stanno iniziando a porsi una domanda molto più ambiziosa:

E se riuscissimo a intervenire su alcune modificazioni della glicazione già presenti sulle proteine?

Una linea di ricerca sperimentale ha studiato un approccio enzimatico capace di intervenire sulla N-carbossimetil-lisina (CML), una delle modificazioni associate ai processi di glicazione.

In condizioni sperimentali è stato possibile ridurre questa particolare modificazione presente sulle proteine.

Ed è proprio questo il punto interessante.

Non significa che abbiamo trovato la cura contro l’invecchiamento.

Significa però che almeno alcune modificazioni molecolari che consideravamo estremamente stabili potrebbero, in determinate condizioni, diventare suscettibili di intervento.

Significa che possiamo ringiovanire la pelle?

No.

Almeno non oggi.

Ed è importante dirlo chiaramente per non trasformare una scoperta scientifica interessante in una promessa che la ricerca non è ancora in grado di mantenere.

Un risultato ottenuto sperimentalmente su una determinata modificazione molecolare non significa automaticamente che domani potremo applicare un enzima sulla pelle e recuperare il collagene della giovinezza.

Tra una scoperta di laboratorio e un trattamento efficace e sicuro sull’uomo esistono moltissimi passaggi.

Bisogna capire se un eventuale trattamento possa raggiungere le strutture interessate, se sia sufficientemente selettivo, quali effetti produca sul tessuto e soprattutto se sia sicuro nel lungo periodo.

Oggi non esiste quindi un trattamento cosmetico dimostrato capace di eliminare gli AGE accumulati nel collagene e riportare la pelle alla sua condizione giovanile.

Ma questa ricerca apre comunque una porta che fino a qualche tempo fa sembrava chiusa.

Cosa possiamo fare oggi per contrastare la glicazione?

In attesa di sapere dove ci porterà la ricerca, possiamo già intervenire su alcuni dei fattori che favoriscono glicazione e invecchiamento cutaneo.

1. Evitare continui eccessi di zuccheri

Non significa eliminare completamente i carboidrati dalla nostra alimentazione.

Significa soprattutto evitare che grandi quantità di zuccheri semplici e continui picchi glicemici diventino un’abitudine quotidiana.

Una dieta equilibrata, ricca di vegetali, fibre e alimenti poco trasformati rappresenta una scelta ragionevole anche in questo senso.

2. Attenzione alle cotture molto aggressive

Gli AGE possono essere presenti anche negli alimenti.

Alcune modalità di cottura ad alta temperatura e con poca acqua — forti grigliature, fritture, arrostiture e soprattutto le parti molto bruciacchiate — possono favorirne la formazione.

Questo non significa naturalmente che mangiare occasionalmente un alimento alla griglia faccia invecchiare improvvisamente la pelle.

Come sempre, conta soprattutto l’abitudine alimentare complessiva.

3. Proteggere la pelle dal sole

I raggi ultravioletti favoriscono stress ossidativo e fotoinvecchiamento e possono contribuire al deterioramento delle strutture della matrice extracellulare.

Per questo la protezione solare rimane una delle strategie più concrete che abbiamo a disposizione per rallentare l’invecchiamento precoce della pelle.

4. Utilizzare antiossidanti e attivi cosmetici antiglicazione

Anche la cosmetica può avere un ruolo, purché le si chieda ciò che realmente può fare.

Un cosmetico non può fermare l’invecchiamento e, soprattutto, non possiamo affermare che una crema sia in grado di eliminare gli AGE già accumulati nel collagene.

Possiamo però utilizzare sostanze capaci di contrastare lo stress ossidativo e intervenire sui processi che favoriscono il deterioramento delle strutture cutanee.

Acido alfa-lipoico: antiossidante e antiglicante

Tra gli ingredienti cosmetici particolarmente interessanti troviamo l’acido alfa-lipoico.

È conosciuto soprattutto per la sua importante attività antiossidante ed è studiato anche in relazione ai meccanismi della glicazione e allo stress ossidativo che accompagna questo processo.

Per questo motivo può rappresentare un ingrediente interessante nella cosmetica destinata alla pelle matura.

Nella linea Fitocose troviamo la Crema all’Acido Alfa Lipoico, pensata proprio per apportare alla pelle questo attivo all’interno di una formulazione cosmetica.

Il concetto importante, però, è distinguere bene due azioni.

Un’attività antiossidante e antiglicante può aiutare a contrastare i processi che favoriscono il danno.

Altra cosa sarebbe eliminare gli AGE che si sono già accumulati nel collagene nel corso degli anni.

Quest’ultima possibilità appartiene ancora alla ricerca sperimentale.

Ed è proprio per questo che le nuove ricerche sugli enzimi capaci di intervenire sulla CML sono tanto interessanti: per la prima volta non stiamo parlando soltanto di prevenire, ma della possibilità futura di riparare almeno una parte di un danno molecolare già avvenuto.

Prevenire oggi, forse riparare domani

È probabilmente questo il concetto più affascinante che emerge dalla ricerca moderna sull’invecchiamento.

Per decenni abbiamo cercato soprattutto di rallentarlo.

Proteggere la pelle dal sole.

Contrastare lo stress ossidativo.

Mantenere una buona alimentazione.

Utilizzare cosmetici appropriati.

Stimolare il rinnovamento cutaneo e sostenere collagene e barriera della pelle.

Tutte strategie che continuano ad avere perfettamente senso.

Ma oggi la domanda scientifica sta lentamente cambiando.

Non soltanto:

“Come possiamo rallentare il danno?”

ma anche:

“Possiamo riparare almeno una parte del danno già avvenuto?”

È un cambiamento enorme di prospettiva.

Un messaggio di speranza, senza false promesse

Quando ci guardiamo allo specchio e vediamo una pelle meno elastica, qualche ruga in più o un tessuto che non risponde più come a trent’anni, è facile pensare che tutto ciò che è avvenuto sia definitivamente scritto.

Probabilmente una parte lo è.

Ma la biologia dell’invecchiamento si sta dimostrando molto più dinamica di quanto immaginassimo.

La glicazione del collagene è soltanto uno dei tanti processi coinvolti nell’invecchiamento della pelle.

Ogni volta che la ricerca riesce a comprenderne meglio uno, si apre una piccola porta.

Oggi non abbiamo una crema capace di cancellare la glicazione accumulata negli anni.

Abbiamo però la possibilità di cercare di rallentarne i meccanismi attraverso stile di vita, alimentazione, fotoprotezione e sostanze cosmetiche antiossidanti e antiglicanti, come l’acido alfa-lipoico.

E contemporaneamente la ricerca sta iniziando a esplorare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi fantascienza:

non soltanto rallentare l’invecchiamento, ma provare a riparare alcuni dei danni molecolari che lo accompagnano.

Forse tra qualche anno, parlando di alcuni aspetti dell’invecchiamento, dovremo utilizzare la parola “irreversibile” con molta più cautela.


In breve: glicazione, AGE e pelle

Che cos’è la glicazione?
È un processo attraverso il quale alcuni zuccheri reagiscono spontaneamente con proteine e altre molecole dell’organismo, contribuendo nel tempo alla formazione degli AGE.

Che cosa sono gli AGE?
Sono gli Advanced Glycation End Products, prodotti finali della glicazione avanzata che possono accumularsi nei tessuti e modificare le caratteristiche delle proteine.

La glicazione può contribuire alla formazione delle rughe?
Sì. Alterando le caratteristiche del collagene e della matrice extracellulare può contribuire alla perdita di elasticità e alla maggiore rigidità tipiche della pelle che invecchia. Non è però l’unica causa delle rughe.

Possiamo eliminare gli AGE dalla pelle?
Attualmente non disponiamo di un trattamento cosmetico dimostrato capace di eliminare gli AGE già accumulati nel collagene cutaneo. La ricerca sta però studiando la possibilità di intervenire su alcune specifiche modificazioni associate alla glicazione.

L’acido alfa-lipoico è utile contro la glicazione?
L’acido alfa-lipoico è soprattutto un antiossidante ed è interessante anche nell’ambito dei meccanismi associati alla glicazione. Va considerato come parte di una strategia preventiva e cosmetica, non come una sostanza capace di eliminare gli AGE già accumulati.

Dove trovo la Crema all’Acido Alfa Lipoico Fitocose?
La Crema all’Acido Alfa Lipoico si trova inserendo il nome del prodotto nella barra di ricerca del sito Fitocose.


Fitocose
Dr. Porto Pietro

Lascia un commento