Parliamo spesso di creme, sieri, attivi… ma c’è una cosa molto più semplice, e anche più potente, che spesso trascuriamo.
Il sonno.

Durante la notte, soprattutto nelle prime ore, il corpo entra in una fase profondamente rigenerativa. E per capire perché, vale la pena conoscere i protagonisti di questa storia.

Il primo si chiama GH, che sta per Growth Hormone, cioè ormone della crescita. Lo conosciamo soprattutto perché è quello che fa crescere i bambini, ma negli adulti non scompare affatto: continua a lavorare, solo con un ruolo diverso. Diventa il grande responsabile del mantenimento dei tessuti, della tonicità muscolare e — cosa che ci interessa molto — del rinnovamento della pelle. Viene prodotto soprattutto nelle prime ore di sonno profondo, ed è per questo che quello che succede tra mezzanotte e le due di notte vale oro.

Il secondo protagonista è l’IGF-1, che ha un nome un po’ complicato — Insulin-like Growth Factor 1 — ma il concetto è semplice: è il “messaggero” del GH.
Quando l’ormone della crescita viene rilasciato, stimola il fegato a produrre IGF-1, che poi va in giro per il corpo a portare le istruzioni operative. È lui che bussa alla porta dei fibroblasti e dice: al lavoro.

E i fibroblasti sono proprio le cellule che ci stanno più a cuore. Vivono nel derma, cioè nello strato profondo della pelle, e sono loro a produrre collagene ed elastina — quelle due proteine che tengono la pelle soda, elastica, compatta.
Con gli anni i fibroblasti diventano più pigri, producono meno, lavorano più lentamente. Ecco perché tutto quello che li stimola — come questa cascata notturna — diventa prezioso.

E poi c’è lei, la melatonina. La chiamiamo “l’ormone del sonno” perché è quella che ci fa venire sonno quando cala la luce, ma è molto di più. Di notte, mentre dormiamo, diventa una potente antiossidante: neutralizza i radicali liberi, quei piccoli agenti di danno che accelerano l’invecchiamento cellulare. In pratica, mentre il GH e l’IGF-1 danno il via alla ricostruzione, la melatonina fa la guardia e protegge le cellule dallo stress. Crea, si potrebbe dire, l’ambiente ideale perché tutto il lavoro notturno possa avvenire senza intoppi.

Il problema è che la melatonina è molto sensibile alla luce. La luce artificiale la sera — quella del telefono, della televisione, delle lampade troppo forti — manda in confusione il nostro orologio biologico e riduce la sua produzione. E se la melatonina si riduce, tutta la catena si indebolisce: meno GH, meno IGF-1, fibroblasti meno attivi.

Non serve essere perfette, sia chiaro. Ma cercare di rientrare, quando possibile, in una fascia più naturale — diciamo tra le 22 e le 23 — aiuta davvero il corpo a lavorare meglio.

La cosa più bella di tutto questo? Non si tratta di aggiungere qualcosa. Si tratta di permettere al corpo di fare quello che sa già fare benissimo da solo: rigenerare. E nel tempo, la differenza si vede. Non solo nella pelle… ma proprio nella qualità del viso.

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