L’altro giorno pensavo a quante volte sento questa domanda: “ma dopo una certa età è meglio camminare o fare qualcosa di un po’ più intenso?”.
E ogni volta mi viene da sorridere, perché la risposta non è mai una sola, e soprattutto non è quella che ci aspettiamo.
Prima però bisogna capirsi su due parole che sembrano difficili ma in realtà sono molto semplici.
Aerobico significa “con ossigeno”: è quel movimento tranquillo, continuo, in cui respiri senza affanno, come quando cammini o ti muovi durante la giornata.
Anaerobico invece significa “con poco ossigeno”: è quel momento in cui fai uno sforzo un po’ più intenso, senti che il respiro cambia, che il muscolo lavora di più.
Ecco, già qui c’è una chiave importante, perché il nostro corpo non è fatto per funzionare sempre nello stesso modo, ma per alternare queste due condizioni.
Un po’ come succede nei fermentati, e qui entriamo in qualcosa di molto concreto.
Pensate ai crauti, alle verdure fermentate: lì non c’è ossigeno, è un ambiente chiuso, anaerobico, e proprio in quella condizione i batteri “lavorano”, trasformano, creano qualcosa di nuovo. È un ambiente che stimola il cambiamento.
Al contrario, quando un alimento resta all’aria, in presenza di ossigeno, succedono altri processi, più stabili, meno trasformativi.
Ecco, il nostro corpo funziona in modo molto simile.
Il movimento aerobico è come quell’ambiente con ossigeno: mantiene, ossigena, tiene in ordine. È quella camminata fatta con costanza, quel muoversi ogni giorno che ti fa sentire più leggera, più sciolta. Ed è fondamentale, non si discute. Ma non basta. Perché a un certo punto della vita, soprattutto dopo i 40–50 anni, il corpo ha bisogno anche di un altro tipo di messaggio, un messaggio diverso, più deciso: ha bisogno di essere “chiamato in causa”.
E lì entri nella parte anaerobica.
Non parlo di sforzi estremi, ma di quei piccoli momenti in cui chiedi qualcosa in più al tuo corpo: salire le scale con un po’ più di energia, fare qualche esercizio a corpo libero, usare un elastico.
Ed è proprio lì che succede qualcosa di importante: il corpo capisce che deve reagire, adattarsi, restare attivo. È come nei crauti: è in quell’ambiente “senza ossigeno” che avviene la trasformazione vera.
E sapete qual è la differenza che vedo nel tempo?
Chi fa solo movimento dolce si mantiene, sì, ma lentamente perde tono, forza, energia. Chi invece alterna… resta più attivo, più presente, più vivo. Non è una questione di fare di più, ma di dare al corpo stimoli diversi.
Alla fine, la risposta è molto più semplice di quello che sembra: non si tratta di scegliere tra aerobico e anaerobico, ma di dare al corpo entrambe le esperienze. Un po’ di movimento ogni giorno, come base… e ogni tanto quella piccola “spinta” in più che cambia tutto.
Perché non è il movimento in sé che ci mantiene giovani,
ma la capacità del nostro corpo di adattarsi.
E quella, con il tempo, fa davvero la differenza.
